CONCORSO n. 67combinazione vincente1-2-1-1-2-X-1-X-1-1-X-1-1-XMontepremi 630.261,42 euroai 9 “14“ 27.349,00 euroai 406 “13“ 454,00 euroai 5.112 “12“ 36,00 euro
Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=287259
CONCORSO n. 67combinazione vincente1-2-1-1-2-X-1-X-1-1-X-1-1-XMontepremi 630.261,42 euroai 9 “14“ 27.349,00 euroai 406 “13“ 454,00 euroai 5.112 “12“ 36,00 euro
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Cade decisamente a proposito la pubblicazione, presso Mondadori, del volume di Max Gallo, Il Re Sole. A rompere la noia – e la banalità, per lo più – della chiacchiera ferragostana s’era affacciata una nuova provocazione intorno all’eterno dibattito su come si debba fare e scrivere la storia in una società di massa: se rigorosamente, sempre e solo, sulla base e sotto traccia di una rigorosa documentazione, o se affidandosi all’abbrivio, all’inventiva e – perché no – alla fantasia del romanziere.
Apparentemente è una questione trita e ritrita, e un po’ anche vieta. In realtà rappresenta una sfida culturale del massimo rilievo civile, oltre che di grande spessore scientifico. Solleva, infatti, un dilemma centrale della riflessione storiografica cui i cultori della materia non possono sfuggire. Ma tocca anche un nervo scoperto del costume civile e della democrazia «materiale» del nostro Paese: bulimico di passione politica, anoressico di riflessioni e di letture critico-formative. Un nervo scoperto che è anche – e, forse, soprattutto – dell’establishment culturale, segnatamente dell’accademia: perennemente pensosa delle magnifiche sorti e progressive della nostra stentata democrazia, ma anche incorreggibilmente elitaria, al fondo disinteressata a fornire una letteratura popolare, capace cioè di raggiungere e interessare il largo pubblico.
Il dilemma, per restare al campo storico che qui ci preme trattare, è unire una ricerca rigorosa sull’argomento scelto e una resa narrativa efficace, così come si conviene appunto al pubblico di una società di massa.
Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=287212
Il governatore della Florida Charlie Crist ha chiesto al governo federale di dichiarare lo stato di calamità generale. La tempesta tropicale Fay sta provocando dall’inizio della settimana sulla penisola una situazione di grave emergenza. Le piogge incessanti hanno causato alluvioni e piene nella città di Melbourne e sull’isola di Merritt, vicino a Cape Canaveral. La Croce Rossa ha diffuso un’allerta ai cittadini invitandoli a mettersi al riparo e prepara un servizio di assistenza per le migliaia di persone che hanno dovuto essere evacuate in seguito all’allagamento delle loro case. Sulle aree allagate sono caduti da 60 ai 70 centimetri di pioggia. Secondo le previsioni la tempesta potrebbe colpire anche altri Stati, a cominciare dalla Georgia.
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78265
Il Comitato Olimpico internazionale ha negato alla delegazione spagnola presente ai Giochi il permesso di esporre nel villaggio olimpico la bandiera a mezz’asta. Il comitato, al quale la delegazione aveva rivolto una richiesta motivata dall’incidente aereo di Madrid, non ha dato spiegazioni del diniego, espresso solo verbalmente. «Aspettiamo una risposta per iscritto», ha spiegato un portavoce della delegazione. Il Comitato organizzatore dei Giochi aveva in precedenza rifiutato agli atleti spagnoli il permesso di indossare sul braccio una fascia nera in segno di lutto.
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78231
Saranno Keira Knightley, Ralph Fiennes, Bruno Ganz e Alexandra Maria Lara le prime star della terza edizione del Festival internazionale del Film di Roma, nuovo nome della rassegna che si presenterà al pubblico romano dal 22 al 31 ottobre rinnovata e con la direzione di Gian Luigi Rondi. La Knightley e Fiennes sono i protagonisti di The Duchess, il primo film che sarà presentato nella sezione «Anteprima», nell’ambito della selezione ufficiale. Il film, diretto da Saul Dibb, racconta la vita piena di fascino e di eccessi della Duchessa di Devonshire, settecentesca antenata di Lady Diana, interpretata dalla tormentata attrice inglese. Il secondo film della sezione ci porta invece nella violenta Germania anni Settanta racconta le nefandezze della Banda Baader Meinhof. Il film è diretto da Uli Edel e interpretato da Bruno Ganz e Alexandra Maria Lara.La selezione di «Cinema 2008» propone tra gli altri in anteprima mondiale 8 (Huit), film che è vuole aiutare, con il sostegno dell’Onu, la lotta alla fame nel mondo. Otto registi tra i più noti (Jane Campion, Gael Garcia Bernal, Jan Kounen, Mira Nair, Gaspar Noè, Abderrahmane Sissako, Gus Van Sant e Wim Wenders) sono stati coinvolti nel progetto e firmano ognuno un segmento della pellicola. Sempre in «Cinema 2008», Isabelle Huppert è la protagonista del film franco-cambogiano Un barrage contre le Pacifique di Rithy Panh, tratto da un romanzo di Marguerite Duras.
Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=284944
La Spezia – Quattro mesi a casa. Per ben 120 giorni, non ha varcato la soglia della base militare del capoluogo ligure e non è andato a lavorare. Se disputassero le olimpiadi dei fannulloni, sarebbe da medaglia d’oro. E’ il record di un maresciallo spezzino della Marina Militare che ora dovrà rispondere di truffa aggravata ai danni
dello Stato.
Chat erotiche Si tratta dello stesso
militare che nel marzo del 2007 fu arrestato con l’accusa di violenza
sessuale, tentata estorsione e sequestro di persona, per i sexi-ricatti
nei confronti di tre donne adescate attraverso le chat telefoniche a
luci rosse a seguito dell’indagine della procura militare spezzina
guidata dal p.m.
Davide Ercolani.
Incastrato dalle telefonate E’ stato proprio grazie alle intercettazioni e agli appostamenti che gli inquirenti sono riusciti a scoprire il “vizietto” del maresciallo. Le indagini dei Carabinieri, infatti erano partite da ipotesi totalmente diverse. Si sospettava che il militare avesse sottratto da
navi in disarmo nella base spezzina oggetti d’epoca per poi rivenderli agli antiquari specializzati in arredo navale della zona. Invece le intercettazioni
telefoniche hanno dato esiti inaspettati e più inquietanti: i ricatti compiuti a donne
sposate conosciute tramite chat alle quali il militare chiedeva soldi in
cambio del silenzio e le numerose assenze dal lavoro.
Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=285000
Caro Lussana, condivido in pieno il suo editoriale a proposito del dovere di Sandro Biasotti di non presentarsi alle regionali del 2010 con una lista «arancione». Penso, peraltro, che il deputato genovese si guarderà bene dal voler proporre uno schema ormai oggettivamente usurato. Cercherà, invece, di inserire, anche legittimamente, suoi uomini di fiducia nel futuro listino, se ci sarà, e nella catena di comando della squadra che lo assisterà nella campagna elettorale.Nei prossimi mesi prevedo, senza auspicarlo, non mancheranno polemiche e scontri, anche aspri, su questi punti e non solo.Sappiamo tutti, fuor d’ipocrisia, come la precedente avventura biasottiana in regione abbia lasciato qualche strascico nei rapporti, ora migliorati, col ministro Scajola. È prevedibile che, prima ancora della sfida vera e propria con Burlando (se sarà lui, come credo, il candidato del Pd), nel centrodestra ligure si proverà a consigliare, imporre è un termine troppo brusco, all’ex presidente una gestione del team molto più collegiale di quanto non fu alle consultazioni del 2005. Le varie anime del Pdl reclameranno spazi, posti, poteri, com’è normale nella dialettica politica.Sarà interessante vedere se, dinanzi a queste naturali pressioni, Biasotti reagirà con moto d’orgoglio, serrando le fila su poche persone fidate nei ruoli davvero significativi, o allargherà invece la «stanza dei bottoni» a politici a lui meno vicini.
Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=283600
Dal 2005, elezioni amministrative del 3 e 4 aprile, Ottaviano Del Turco, ex ministro delle Finanze, è presidente della Regione Abruzzo, per la coalizione dell’Unione con il 58,1 per cento dei voti. Per governare l’Abruzzo si dimette da Parlamentare europeo, dove era stato eletto nel 2004. Ma la storia politica di questo personaggio comincia da lontano. Dopo il diploma di licenza media inferiore si trasferisce a Roma ed inizia il suo apprendistato sindacale nella sede romana dell’Istituto nazionale confederale di assistenza (INCA). Come sindacalista di area PSI, entra a far parte della segreteria provinciale della FIOM di Roma e quindi approfondisce la sua conoscenza del sindacato dei Metalmeccanici entrando a far parte dell’ufficio di organizzazione centrale della FIOM (Federazione operai Metalmeccanici) della CGIL (1968). Prosegue la carriera sindacale prima guidando per molto tempo la corrente socialista della CGIL e successivamente diventando segretario aggiunto durante la segreteria di Luciano Lama (1970-1986). Nel 1992 lascia il sindacato e un anno dopo diventa segretario nazionale del PSI subentrando a Giorgio Benvenuto, che aveva provvisoriamente sostituito Craxi al momento dell’uscita di quest’ultimo dalla vita politica italiana. Il partito, sconvolto dall’inchiesta Mani pulite, durante la sua segreteria si sfalda, diventando prima SI (Socialisti Italiani) e poi SDI (Socialisti Democratici Italiani). Con quest’ultimo movimento, nel 1994 Del Turco viene eletto alla Camera (XII legislatura) nel collegio elettorale di San Lazzaro di Savena e viene nominato vicepresidente della Commissione Affari Esteri; nella successiva legislatura viene eletto al Senato nel collegio di Grosseto per L’Ulivo.
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=77127
La sparo grossa? Ebbene sì: resto dell’idea (finora espressa in privato) che il professor Galli della Loggia proprio torto non abbia. Che abbia ragione, care lettrici e cari lettori, a dire che non siamo – noi centrosinistra- «l’altra Italia». Non siamo nemmeno uguali al centrodestra, aggiungo io, su questo ci giurerei, perché facciamo riferimento – mediamente – a valori diversi. Quando ci mobilitiamo, crediamo in genere a quello che diciamo. Costituzione, libertà di stampa, uguaglianza. Ma certo anche tra i paladini della legge uguale per tutti ci sono quelli che nella vita di ogni giorno chiedono favori per questo o quel concorso pubblico. Ma certo anche tra chi evoca a ogni comizio il famoso editto bulgaro (Biagi-Santoro-Luttazzi) c’è chi applica volentieri la censura agli altri se appena gli serve o deve risolvere sbrigativamente le sue private inimicizie. Ma certo, ancora, tra chi denuncia ad alta voce il famigerato conflitto d’interessi c’è chi legifera a favore dei propri interessi personali o di partito al riparo dell’ombra lunga del conflitto più grande e smisurato del premier. Lo so: il baricentro, i simboli, il codice morale che muove in genere i nostri comportamenti, non coincidono affatto con quelli del centrodestra. Epperò eccoci qua tutti insieme a interrogarci su quale sia la vera cifra morale del nostro personale politico. La questione abruzzese è arrivata infatti come una tramvata addosso agli elettori e ai militanti di quella che fu un giorno l’Unione.
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=77176