Da vivo, Gianfranco Funari non ha mai fatto niente per caso. E anche da morto, non si è smentito. Funari ha deciso di andarsene proprio adesso, all’età di 76 anni, mentre l’Italia è messa a ferro e fuoco dalle intercettazioni telefoniche su Berlusconi e Retequattro è ancora saldamente e abusivamente ancorata al pianeta Terra. Ho conosciuto Gianfranco Funari nel 94, all’alba del primo governo Berlusconi. Ho vissuto sei mesi della mia vita accanto a lui registrando le sue confidenze più riservate. Ho mandato avanti con lui un giornale, L’Indipendente, ho scritto un libro su di lui (Funari è Funari?, Bompiani 1995) che è stato sequestrato dalla magistratura appena uscito. Sono finito insieme a lui in un processo contro Berlusconi e l’ho già visto morire sul colpo a Milano, d’infarto mediatico, sotto un caldo asfissiante, in una giornata come questa dell’estate del 1994. Ma andiamo con ordine. Nel febbraio del’94, uscì un mio romanzo per Bompiani intitolato Il comunista che mangiava i bambini. Nonostante le pressioni dell’ufficio stampa, non venni invitato a parlarne in nessun programma delle tv di Berlusconi. Sapevano che, nonostante il titolo, ero e restavo un comunista italiano convinto. L’unico ad invitarmi nella sua trasmissione, sorprendentemente, fu Gianfranco Funari. In una rubrica che tenevo sull’Unità, avevo scritto un corsivetto divertente su di lui.
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=77111